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Santa Caterina da Siena
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Cronologia della vita di Santa Caterina da Siena

*N.B: Le date anteriori al 1374 sono basate su quella della nascita, perché le fonti biografiche indicano soltanto l’età di Caterina nei vari eventi.

1347

25 marzo - domenica delle Palme e Capodanno secondo il calendario senese - da Jacopo Benincasa e Lapa de’ Piagenti nascono in Siena Caterina e Giovanna; questa muore dopo qualche giorno. L’anno seguente la nascita di un’altra Giovanna porterà a 25 il numero definitivo dei figli di Jacopo e Lapa



Ignoto della Scuola di Norimberga, Nascita di Caterina e Giovanna, Legenda Maior in dialetto svevo, sec. XV (1466), Berlino, Kupferstichkabinett, Hs. 78. A. 14, f. 2v

1353

Dalla via del Costone, dove sta scendendo verso casa, Caterina ha la prima visione: il Cristo-pontefice le appare al disopra della chiesa di S. Domenico, le sorride e la benedice.


Cornelis Galle, Visione di Cristo-pontefice, sec. XVII (1603), in Vita, Anversa, tav. II

1354

A soli sette anni Caterina si offre a Dio col voto di verginità tramite la beata Vergine Maria. Conduce una vita austera, che la famiglia cerca invano di ostacolare.



Alessandro Franchi, Caterina si taglia i capelli per dimostrare ai familiari la sua volontà di donarsi al Signore, (1893-1896), Siena, Santuario-Casa di S. Caterina da Siena, Oratorio della Camera

1363

Per rendere più salda la sua donazione a Dio, Caterina ottiene l’abito delle Sorelle della Penitenza del beato Domenico.



Ignoto della Scuola di Norimberga, Caterina riceve l’abito del Terzo Ordine Domenicano, Legenda Maior in dialetto svevo, (1466), Berlino, Kupferstichkabinett, Hs. 78. A. 14,  f. 9v

Nei successivi tre o quattro anni conduce vita ascetica nella casa paterna, spesso tormentata da presenze diaboliche, ma continuamente visitata dal Signore Gesù che la istruisce nei divini misteri e dà forza al suo spirito.



Ignoto della Scuola di Norimberga, Caterina tentata dal demonio, Legenda Maior in dialetto svevo, (1466), Berlino, Kupferstichkabinett, Hs. 78. A. 14,  f. 15r

Questo periodo si conclude con le mistiche nozze nella fede.



Vaast Bellegambe, Sposalizio mistico, manoscritto membranaceo, sec. XVII (prima metà), Douai (Francia), Biblioteca municipale, ms. 1170

1367

Invece di entrare nella cella, il Cristo dalla soglia invita Caterina a uscirne e partecipare alla vita dei suoi.



Cornelis Galle, Caterina va in estasi mentre gira l’arrosto, (1603), in Vita, Anversa, tav. IX

E’ il momento della scoperta dell’amore del prossimo come attuazione dell’amore di Dio, che segna l’inizio di un periodo d’intensa attività: assistenza ai malati negli ospedali, soccorsi ai poveri e a quanti hanno bisogno di aiuto, materiale o morale.



Pietro di Francesco degli Orioli, Caterina dona la veste al povero - Cristo in visione mostra a Caterina la veste ornata di pietre preziose, sec. XV (fine nono-inizi ultimo decennio), Siena, Pinacoteca Nazionale (n. 421)

Si forma intorno a lei una “famiglia” di discepoli: uomini e donne, ecclesiastici, religiosi, laici, che chiedono la sua guida nelle vie dello spirito. La sua fama oltrepassa le mura di Siena.



Ignoto Incisore, Caterina e i suoi discepoli, in Cÿ cômence la vie de madame saincte katherine de seine vierge de l’ordre sainct dominique…, (1519), Lione, Pierre Marechal, c. 36v

1367-74

Ipotizzato inizio dell’Epistolario.


Rosanna Garbarini, Caterina detta lettere a tre scrivani, (1979), quinto riquadro, Pavia, Collegio Universiatario “S. Caterina da Siena”, atrio

1370

Si collocano in questo anno varie esperienze mistiche: scambio del cuore; il cuore di Caterina entra nel costato del Salvatore e diventa un cuor solo con quello di Cristo; Caterina beve al costato di Cristo; una pioggia di sangue misto a fuoco purifica Caterina; Cristo trapassa con un chiodo la mano destra di Caterina.


Sano di Pietro, Caterina beve al costato di Cristo, particolare di Madonna col Bambino, Angeli e Santi, sec. XV (settimo decennio), Siena, Pinacoteca Nazionale (n. 261)

1374

Nel maggio Caterina va a Firenze dove acquista nuovi amici e discepoli; le è dato come direttore Raimondo da Capua.
La notizia che Caterina fosse stata chiamata a rendere conto di sé al Capitolo Generale dei Frati Predicatori (iniziato a Firenze il 21 maggio), dovuta ad una erronea lettura dei Miracoli dell’Anonimo Fiorentino, è stata sfatata da una attenta ricerca del P. Timoteo M. Centi O.P. (Un processo inventato di sana pianta, in «Rassegna di Ascetica e Mistica», 4, 1970, pp. 325-342). E’ quindi strano che si continui a darla come notizia certa.
Tornata a Siena, si dedica durante l’estate all’assistenza dei colpiti dalla peste che fa numerose vittime, anche nella sua famiglia. E nell’autunno va a Montepulciano per venerare il corpo incorrotto di Agnese Segni, la prima santa domenicana.


Cornelis Galle, Caterina venera la B. Agnese da Montepulciano, (1603), in Vita, Anversa, tav. XIX

1375

Va a Pisa e a Lucca per distogliere i reggitori delle due città dal dare la loro adesione alla lega antipapale. Il 1° aprile, in Pisa, mentre riceve le stimmate della Passione, chiede e ottiene che siano invisibili.




Henry D’Orquelaulz, attr., Caterina riceve le stimmate, in Libro d’Ore secondo l’uso di Metz, (1440 ca.), Parigi Biblioteca Nazionale, ms. lat. 10533


Tornata a Siena assiste e conforta il giovane condannato Niccolò di Tuldo fin sul palco della esecuzione.



Rosanna Garbarini, La morte di Niccolò di Tuldo, (1979), sesto riquadro, Pavia, Collegio Universiatario “S. Caterina da Siena”, atrio

1376

Prime Lettere di Caterina a Gregorio XI per la riforma della Chiesa nei suoi membri e principalmente nel clero; riforma che esige il ritorno della Sede Papale a Roma, e sarà favorita dalla auspicata pacificazione degli Stati europei uniti in un comune sforzo per arginare la pressione islamica sull’Europa orientale.
Nei primi mesi dell’anno Caterina si adopera per riconciliare con il Papa Firenze, che è stata colpita dall’interdetto. A questo scopo manda alcuni discepoli in Avignone. Il 1° di aprile riceve una singolare investitura: vede i due popoli, quello dei credenti e quello dei non-credenti entrare insieme nel costato di Cristo, e a lei è imposta sulle spalle la croce e dato in mano l’ulivo della pace perché lo porti all’uno e all’altro popolo.



Corrado Mezzana, Caterina con la croce sulle spalle e l’ulivo della pace in mano, (1948), francobollo
Il 18 giugno arriva in Avignone. La missione in favore di Firenze non ha successo, ma Caterina ottiene il ritorno della Santa Sede a Roma, dopo oltre settant’anni di assenza. Il 13 settembre Gregorio XI con la corte papale e Caterina con i suoi discepoli lasciano Avignone.

Giovanni  de’ Vecchi, Caterina davanti a Gregorio XI in Avignone, (1578-1586), Roma, basilica di S. Maria sopra Minerva, cappella Capranica

1377

Il 17 gennaio, dopo un viaggio ostacolato dal maltempo e da contrasti umani, Gregorio XI entra in Roma, accolto dal popolo con manifestazioni di esultanza. Il 25 Caterina tornata a Siena, ottiene dalle autorità cittadine l’autorizzazione a trasformare il castello di Belcaro, a lei donato dal suo convertito Nanni di ser Vanni, in un monastero, che viene dedicato a Santa Maria degli Angeli. Sul finire dell’estate, Caterina si sposta a Rocca d’Orcia per una missione di pace: la riconciliazione di due rami della potente famiglia Salimbeni, e il risanamento morale e spirituale della popolazione, inselvatichita nella partecipazione all’odio e alla violenza dei Signori. Qui riceve quella straordinaria illuminazione sulla Verità che tradurrà nel Dialogo.


Giorgio Vasari, Gregorio XI ritorna a Roma, (1572-1573), Città del Vaticano, Sala Regia

1378

Nell’inverno 77-78 è inviata a Firenze dal Papa per riallacciare le trattative di pace. Morto Gregorio XI (27 marzo) prosegue sotto Urbano VI la sua missione, che tocca livelli drammatici quando  la senese viene aggredita nella casa dei suoi ospiti, ma si conclude poi felicemente nel segno del ramoscello di ulivo che un messaggero reca nella città il 28 luglio.



Francesco Messina, Caterina aggredita a Firenze, (1967), bozzetto per il monumento, Roma, collezione privata
Tornata a Siena attende a completare la stesura de Il Dialogo, e la termina nella prima metà di ottobre.


Giovanni di Paolo, Caterina detta il ‘Dialogo’a fra Santi, (1447-1449; 1461 ca.), Detroit, The Detroit Institute of Art
Frattanto Urbano per la sua energica azione di riforma della Chiesa si è fatto molti nemici, specialmente tra i cardinali francesi che nel collegio cardinalizio costituiscono la stragrande maggioranza. Riunitisi a Fondi, il 20 settembre eleggono papa Roberto di Ginevra che prende il nome di Clemente VII. Ha inizio lo Scisma d’Occidente che si protrarrà fino al 1417, e terrà la Cristianità divisa tra due, e talvolta tre, obbedienze.
Caterina è chiamata a Roma da Urbano; vi giunge il 28 novembre; il 29 parla a lui e ai pochi cardinali rimasti  fedeli, esortandoli alla fiducia in Dio che non abbandonerà la sua Chiesa. Nel dicembre Raimondo da Capua è inviato dal Papa in Francia.


Giovanni di Paolo, Caterina ricevuta da Urbano VI, (1447-1449; 1461 ca.) Madrid, Collezione Thyssen-Bornemisza

1379

Decisamente impegnata a sostegno di Urbano, Caterina intensifica la sua corrispondenza, specialmente con le autorità politiche; prega intensamente. La situazione è tesa: le truppe bretoni dell’antipapa, parte sono asserragliate in Castel Sant’Angelo, parte avanzano verso Roma. Il 29 aprile Alberico da Barbiano con la sua Compagnia di San Giorgio le affronta presso Marino e le sbaraglia; quelle in Castel Sant’Angelo si ritirano. Roma è libera, e da S. Maria in Trastevere, dove si era rifugiato, Urbano ritorna a S. Pietro, con una solenne processione, a piedi scalzi.


Cornelis Galle, Urbano VI torna a S. Pietro, (1603), in Vita, Anversa, tav. XXIX

1380

Caterina è allo stremo delle forze, e tuttavia durante il mese di febbraio si reca quotidianamente a S. Pietro e vi trascorre la giornata in preghiera per la Chiesa; ivi riceve sulle spalle la mistica “navicella”, sigillo della sua straordinaria missione ecclesiale. Poi le diviene impossibile muoversi.

Il 29 aprile, verso mezzogiorno, con le parole di Cristo morente: “Padre, nelle tue mani raccomando l’anima e lo spirito mio” al suo sguardo si apre la visione della “prima dolce Verità”.
Di notte, per sfuggire all’attenzione della gente, il corpo di Caterina dalla sua abitazione in Via del Papa (attuale Piazza S. Chiara, 14) è portato in S. Maria sopra Minerva, e deposto nella cappella di S. Domenico che è munita di robusta inferriata, precauzione che si dimostra opportuna quando, fattosi giorno, la basilica viene invasa dalla folla, e malati e storpi sono risanati.
Malgrado i miracoli, malgrado la premura dei discepoli a far conoscere il pensiero di Caterina diffondendo i suoi scritti, occorsero circa ottant’anni prima che la sua santità ricevesse il sigillo definitivo della Chiesa, e questo perché il ritorno del Papa a Roma, per il quale Caterina si era tanto ardentemente adoperata, veniva considerato causa dello scisma quindi controproducente. Dunque, si diceva, Caterina non poteva essere stata ispirata dall’alto. L’obiezione cadeva quando, con il Concilio di Costanza (1417) la Chiesa ritrovava la sua unità.
Ma occorse ancora quasi mezzo secolo perché la santità di Caterina ricevesse il pieno riconoscimento nella canonizzazione, proclamata da Pio II nella basilica Vaticana il 29 giugno 1461, solennità dei santi Pietro e Paolo: luogo e data che sancivano decisamente la validità dell’azione di lei per la Chiesa, e non lasciavano spazio a dubbi sulla fonte della sua ispirazione.



Francesco Messina, Caterina va a S. Pietro, sec. XX  (1961), particolare del Monumento,  Roma, Castel Sant’ Angelo, bastione di Santo Spirito





Crescenzio Gambarelli,,  Morte di Caterina, (1602), Siena, basilica di S. Domenico, Cappella delle Volte





Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, Pio II canonizza Caterina da Siena, (1505-1506), Siena, Duomo, Libreria Piccolomini
Caterina rimane viva e attuale tra noi, con gli scritti che ci trasmettono il suo pensiero, con la vita che ne mostra l’attuazione, con la prontezza di sempre ad aiutare chiunque si trovi in difficoltà. Per la molteplice azione svolta nei suoi trentatré anni di vita, la figura di lei ha una esemplarità valida per le più varie categorie di persone, e non soltanto nell’ambito della famiglia domenicana dove molte congregazioni s’intitolano a lei, e a lei ispirano il loro operare.

Cosimo Rosselli, S. Caterina da Siena tra i SS. Lorenzo, Domenico, Pietro Martire e Tobia con l’Arcangelo Raffaele dà la regola alle Terziarie domenicane, (1473 ca.), Edimburgo, National Gallery
L’amore suo per la Chiesa, il contributo dato al ritorno del Papato a Roma, che segnava la fine dell’esilio avignonese, suggerivano a Pio IX di affiancare la vergine senese ai Principi degli Apostoli  nel Patronato di Roma (1866).

 Giovanni Hajnal, I Santi Pietro, Paolo e Caterina compatroni di Roma, (1980-82) Roma, convento di S. Sabina
Le Donne di Azione Cattolica riconoscevano in Caterina il prototipo della donna forte, che sa superare i pregiudizi sociali e svolgere un’azione positiva anche fuori della famiglia, pur rimanendo, squisitamente, donna; Pio X accoglieva il loro desiderio dichiarandola loro Patrona (1909).

Giovanni Hajnal, S. Caterina protettrice delle donne dell’Azione Cattolica, (1980-82) Roma, convento di S. Sabina
Il 18 giugno 1939 Pio XII affidava a Caterina da Siena e a Francesco di Assisi una Italia che stava per essere coinvolta negli orrori della seconda guerra mondiale, e nel costituirli Patroni Primari della  nostra terra, ne metteva in rilievo le virtù, tipiche del popolo italiano. Poi, mentre ancora durava il conflitto, quasi ad incoraggiare l’azione spesso  eroica delle Infermiere della Croce Rossa Italiana nei luoghi della guerra, dava loro Caterina come Patrona (1943).


 Corrado Mezzana, S. Caterina patrona d’Italia, (1948) francobollo
Il riconoscimento più alto del messaggio cateriniano e della sua perenne attualità è indubbiamente quello dato a Caterina da Paolo VI col titolo di Dottore della Chiesa Universale (4.10.1970), titolo estremamente raro, attribuito fino a quella data a soli trenta uomini, tutti membri del clero; in venti secoli di civiltà cristiana lei è stata la prima, tra le donne, a meritarlo.

Giovanni Hajnal, S. Caterina Dottore della Chiesa, (1980-82) Roma, convento di S. Sabina
Nell’attuale critico periodo di gestazione di una Europa unita, Giovanni Paolo II ha intuito la opportunità di affiancare ai tre santi compatroni del nostro continente, Benedetto, Cirillo e Metodio, altrettante significative figure di donne: Brigida di Svezia, Caterina da Siena e Teresa Benedetta della Croce (1.10.1999). Tra le varie esperienze nella tensione ecclesiale della prima, e la profonda indagine filosofica della terza, costante in una professione di fede coronata dal sacrificio della vita, sta il cuore materno e lo spirito sapiente e virile di Caterina, l’innamorata della “Prima dolce Verità”, della cui luce s’illumina la dignità dell’uomo, “libero e signore sopra di sé” (Lett. 177).

Alberto Positano, L’Assunta e S. Caterina compatrona d’Europa, (2000), palio del 16 agosto 2000, Siena, Museo della Contrada del Leocorno
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