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La Cappella del Transito di S. Caterina da Siena e l’ultima dimora in Roma di
S. Caterina da Siena
Dalla casa di S. Caterina da Siena allo stabile attuale
Giovanni di Paolo (attivo dal 1417; morto nel 1482), Caterina ricevuta da Urbano VI, sec. XV, (1447-1449; 1461 ca.) Madrid, Collezione Thyssen-Bornemisza |
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1 - La casa di Via del Papa
S. Caterina, con un gruppo di discepoli e discepole che l’avevano seguita, giunse a Roma il 28 novembre 1378 per ordine di Urbano VI. Il Pontefice cercava di radunare intorno a sé i “servi di Dio” per porre un argine allo scisma che aveva avuto inizio il 20 settembre 1378 con l’elezione di Roberto di Ginevra, l’antipapa Clemente VII. Passerà alla storia come lo Scisma di Occidente (1378-1417).
Non è stato individuato con precisione il luogo, nel rione Colonna, dove Caterina e i suoi discepoli alloggiarono in un primo momento, né sappiamo in quale data si trasferirono nell’edificio che sorgeva nella via allora denominata Via Papae, attualmente piazza S. Chiara. Sappiamo, però, che qui Caterina trascorse l’ultimo periodo della sua vita e qui dettò le sue ultime Lettere in difesa del Pontefice legittimo. Da qui, durante la Quaresima del 1380, si mosse ogni mattina per recarsi in S. Pietro e trascorrere l’intera giornata in preghiera per la pace e l’unità della Chiesa, e chi l’avesse vista andare avrebbe potuto credere di veder camminare una morta, tanto era sfinita, come ella stessa attesta in una sua lettera a Raimondo da Capua ( Lett. 373).
Qui ancora, il 29 aprile 1380 aveva termine la lunga sofferenza di Caterina, il suo martirio per la Chiesa divisa dallo scisma. Due giorni dopo, di notte per evitare il prevedibile assalto dei devoti, il corpo fu trasportato in S. Maria sopra Minerva e deposto in una cappella, l’attuale cappella di S. Domenico, allora munita di robusta cancellata. La precauzione si dimostrò necessaria: il mattino seguente, essendosi diffusa la notizia della morte, una grande folla di Romani si riversò nella Chiesa (Raimondo da Capua, § 333- 348, 367, 376,378; P. Zucchi, 1938, I, pp. 16-36; G. Cavallini-D. Giunta, 2000, pp. 30-33).
1 a - Le discepole di S. Caterina nello stabile di Via del Papa sino al 1674
Dopo la scomparsa della Senese le discepole, Terziarie domenicane, continuarono ad occupare gli ambienti ai quali era legata la memoria vivissima della loro madre spirituale e vi rimasero fin quando, cresciute di numero e obbedienti alle disposizioni di Pio V (1566) che imponevano alle comunità aperte gli obblighi claustrali, ebbero l’esigenza di un luogo più adeguato (P. Zucchi, 1938, pp. 16-36). Chiesero al papa Gregorio XIII e ai loro Superiori domenicani il permesso di trasferirsi, e nel 1573 l'edificio di Via del Papa venne venduto a Stefano Cerasi; l’anno successivo le monache si trasferirono nel nuovo monastero a Magnanapoli (P. Fontana, 1658, ed. 1911, pp. 481-492).
Nulla sappiamo circa l'aspetto originale dell’edificio di Via del Papa: doveva essere spazioso, se Caterina vi ospitava oltre ai suoi discepoli (più di venti), anche gruppi di pellegrini senesi (G. Cavallini – D. Giunta, cit.). L'unica scarna indicazione offertaci dalle fonti è contenuta in una lettera di Caterina (Lett. 373), nella quale sono menzionati una cappella, uno studio e una camera, questa al piano superiore (G. Cavallini - D. Giunta, cit.).
Sappiamo che la celletta dove morì la Santa era stata adattata ad Oratorio già da Caterina (A. Cartotti Oddasso, 1952, pp. 5-11) e, a parziale conferma di ciò, sembra interessante rilevare quanto riportato da un’iscrizione murata nell’Oratorio distrutto di S. Caterina da Siena a Magnanapoli, ambiente costruito quando il cardinale Antonio Barberini (1638) fece trasportare nel monastero parte degli affreschi che decoravano la stanza in cui morì la Santa: sopra ogni immagine era apposta un’iscrizione che correlava l’episodio raffigurato con la vita di Caterina. Da una di esse si apprende che, ai tempi della Senese, la cappella da cui provenivano gli affreschi era dedicata a S. Caterina d’Alessandria.
Un’altra piccola testimonianza relativa alla casa e alla Cappella ci viene offerta indirettamente dalla lettura del contratto di compravendita del 1573, nel quale le monache specificarono che tutte «le cose appartenenti alla Chiesa et monachali ancora che murate siano delle monache come la porta della Chiesa così quella di legno come quella di travertino e di altro l'altare [...] ruote e grate di ferro» (Archivio di Stato, Roma, SS. Annunziata, b. 234, cc. 33 v-34 r). Tale specifica induce a credere che esse, al momento di lasciare la casa di Via Papae, abbiano fatto rimuovere gli arredi elencati dalla Cappella e li abbiano fatti trasportare nel nuovo monastero di Magnanapoli.
1 b - Passaggi di proprietà e ristrutturazioni dello stabile di Via del Papa
Nel 1578 il nuovo proprietario del caseggiato, Tiberio Cerasi, erede del già nominato Stefano, vendette l'edificio alla Camera Apostolica che lo acquistò insieme ad altre tre costruzioni vicine per donarlo al Collegio dei Neofiti (A. Zucchi, 1937, pp. 9-11).
Nel 1637 l'edificio fu acquistato dall'Arciconfraternita della SS. Annunziata, già proprietaria di numerosi immobili della zona, che lo utilizzò come nuova sede dei propri uffici (Archivio di Stato, Roma, SS. Annunziata, 234, cc. 651r-657v ). L’Arciconfraternita era stata fondata nel 1464 dal cardinale domenicano Giovanni Turrecremata, autore delle Meditationes (1467), per provvedere alle doti delle ragazze indigenti.
«Nel 1890, a seguito della emanazione della legge n. 6972, nota come legge Crispi, fu istituita in ogni comune la congregazione di Carità. L’Istituto della SS. Annunziata da Arciconfraternita fu trasformato in IPAB (Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza) e la sua amministrazione fu affidata alla Congregazione di Carità.
Nel 1937 al posto della Congregazione di Carità fu istituito l’Ente Comunale di Assistenza (ECA), che è stato sciolto nel 1977 a seguito della emanazione del D.P.R. 616.
Le competenze delll’ECA sono state trasferite al Comune.
L’Istituto della SS. Annunziata non fu sciolto, in attesa di una nuova legge quadro sull’assistenza.
Con la legge 328/2000 - art. 10, sono state previste le nuove norme per le IPAB che debbono obbligatoriamente trasformarsi o in Fondazioni o in Aziende di servizi.
Per quanto riguarda la SS. Annunziata si prevede la sua estinzione, poiché non vi sono i presupposti economici-finanziari con bilancio adeguato alle esigenze operative, per il mantenimento di Ente autonomo anche se privatizzato.
Il patrimonio sarà trasferito al Comune di Roma»
(Informazione fornita dal Dott. Fernando Sarandrea, segretario del Pio Istituto SS. Annunziata)
L’edificio, che oggi racchiude la Cappella del Transito, ha subito nel tempo molti interventi d’ampliamento e di ristrutturazione.
La ristrutturazione dello stabile iniziata, secondo le fonti, dall'architetto Francesco Capriani, detto «da Volterra», (G. Baglioni, 1642, ed. 1995, p. 121) risale all’epoca del suo successivo passaggio ai Neofiti (1578). Il progetto rimase sulla carta e l’unica testimonianza che ne possediamo è l'incisione della facciata riprodotta dal Ciacconio nel 1677 (L. Marcucci, 1991, p. 136).
Un'incisione del Vasi (1758, tav. CLVI), che riproduce la Piazza di S. Chiara con i caseggiati circostanti, ci restituisce il prospetto dell’edificio con un aspetto che, fatta eccezione per le sopraelevazioni ottocentesche, è del tutto simile a quello attuale.
2.-. La cappella del Transito dal 1638 ai recenti restauri dell’ottobre 2000

Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
parete di fondo |
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Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
parete destra |
2. a - La Cappella di S. Caterina da Siena e il card. Antonio Barberini
Al 1638 epoca in cui lo stabile era già proprietà dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata, risalgono i lavori di ristrutturazione della Cappella di S. Caterina, resisi necessari in seguito alla traslazione delle mura e dei mattoni dell'impiantito, nonché dal distacco degli affreschi quattrocenteschi che ne decoravano le pareti; questi furono divisi, insieme al resto, tra la chiesa di Santa Maria sopra Minerva e il monastero di S. Caterina in Magnanapoli. L'iniziativa dello spoglio e del trasporto, come è stato accennato sopra (cfr 1. b), è da ricondurre al cardinale Antonio Barberini, fratello del pontefice Urbano VIII (Archivio di Stato, Siena, Patrimonio Resti Ecclesiastici, b. 440, c. 208 v; A. Zucchi, 1937, pp. 9-11; O. Pollack, 1929, p. 182; M. Fagiolo dell'Arco, 1967, pp. 201-205; M. Bevilacqua, 1993, pp. 89-90).
Trovandosi completamente disadorna, la cappella dovette subire un radicale intervento di ristrutturazione e decorazione: al 6 giugno 1638 risale il contratto per l'esecuzione delle tele che fu affidata al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino (Archivio di Stato, Roma, Arciconfraternita della SS. Annunziata, b. 239, c. 808; A. Fiore, 1996, pp. 74-77). La qualità pittorica delle tele è tale da non potervi riconoscere la mano dell’artista, bensì della scuola.
Verosimilmente nel 1639 i lavori di ristrutturazione dovettero avere termine, poiché a questa data risalgono i pagamenti delle suppellettili d'arredo (Archivio di Stato, Roma, Arciconfraternita della SS. Annunziata, b. 446, c. 272; per la sezione 1.b e per passi di 1.a e 2.a cf. S. Bozzi in D. Giunta, Iconografia di S. Caterina da Siena - II - Scene della vita, cat. 504, in corso di stampa).

Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
parete sinistra |
Le lapidi murate sulle pareti del vestibolo antistante alla Cappella, prima dei recenti restauri, dicono la vitalità del culto tributato alla Santa nel luogo della sua ultima dimora terrena. Storia di secoli, certamente ancora da scriversi.
28 aprile 1999: per segnalare l’esistenza della Cappella del Transito, inaugurazione della targa marmorea apposta dal Comune di Roma sulla parete esterna dell’edificio. La proposta, condivisa dal dott. Giuseppe Di Paola, Commissario del Pio Istituto della SS. Annunziata, fu del Centro Nazionale di Studi Cateriniani:
Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
apostola di verità e d’amore
qui moriva il 29 aprile 1380
nel desiderio di pace nell’unione
alla Patrona d’Italia e di Roma
+ S.P.Q.R. 29 aprile 1999.
Trasferita dalla facciata esterna sulla parete destra dell’andito di ingresso allo stabile la lapide che ricorda il sesto centenario delle Stimmate della Santa:
In questo luogo moriva
Il 29 aprile 1380
S. Caterina da Siena – Compatrona di Roma
Il Comune di Roma
nella ricorrenza del Sesto Centenario
delle Stimmate pose
anno santo MCMLXXV

Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
Scuola del Cavalier D’Arpino (1638)
S. Caterina da Siena dona la crocetta al povero (part.)
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2. b - La cappella del Transito e i restauri degli anni Novanta del sec. XX
La denominazione Cappella del Transito di S. Caterina da Siena si deve alla prof. Giuliana Cavallini, studiosa di fama internazionale della Senese, Direttrice del Centro Nazionale di Studi Cateriniani sino al marzo 2004.
Se lo storico dell’arte, il turista e il devoto di s. Caterina da Siena possono ancora ammirare e pregare in questo piccolo sacello barocco, si deve al pronto interessamento della prof. Giuliana Cavallini e alla disponibile collaborazione del dott. Giuseppe di Paola, commissario del Pio Istituto della SS. Annunziata
Cronistoria di un degrado e degli interventi di restauro
3. c - Cronistoria di un degrado e degli interventi di restauro
Quando il Centro Nazionale di Studi Cateriniani aveva sede al Largo di Torre Argentina (dal 4.X.1971 al 31 XII 1995) il P. Girolamo Caggiano O. P., che aveva ottenuto l’autorizzazione a celebrare la s. Messa nella Cappella de Transito l’ultimo mercoledì di ogni mese, ne chiese ed ebbe la collaborazione per provvedere all’occorrente.
1989, l’ultimo mercoledì di giugno la Cappella fu trovata invasa dall’acqua: gli operai che lavoravano alla ristrutturazione dell’Albergo S. Chiara avevano ostruito col calcinaccio gli scoli di un terrazzo adiacente.

Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
Scuola del Cavalier D’Arpino (1638)
S. Caterina da Siena in estasi (part.)
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La prof. G. Cavallini segnalò immediatamente il fatto al Dott. Francesco Sisinni, allora Direttore Generale al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Dal sopralluogo effettuato dall’Arch. G. Greci risultò il grave degrado dell’ambiente e l’urgenza di un radicale intervento.
Ottobre 1990: nuovo ricorso al Dott. Sisinni per un altro pericolo: il soffitto ligneo era stato invaso dall’acqua di un nubifragio. Il Dott. Sisinni segnalava l’urgenza di un intervento alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Lazio e all’Istituto Centrale per il Restauro. In seguito ad un Sopralluogo del I.C.R., la Soprintendenza si diceva disposta a redigere un progetto per la deumidificazione.
1991 – 1992: In risposta a un nuovo sollecito (dic. 1991) il Dott. Sisinni comunicava a G. Cavallini (2.IV.1992) il provvedimento in corso per la erogazione di un finanziamento per il restauro della Cappella.
A richiesta del Dott. Sisinni, G. Cavallini otteneva dal Pio Istituto della SS. Annunziata la planimetria del luogo e l’autorizzazione per l’inizio dei lavori di restauro (26 sett. 1992).
1993: Veniva effettuato il primo e più urgente intervento: la deumidificazione.

Cappella del Transito di S. Caterina da Siena
Scuola del Cavalier D’Arpino (1638)
S. Caterina da Siena riceve le stimmate
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1994: In considerazione di quanto era stato fatto, e del molto che rimaneva da fare – preservazione del soffitto ligneo, fissaggio degli stucchi, aereazione dell’ambiente, illuminazione con un adeguato impianto elettrico – G. Cavallini sollecitava dal Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, un suo intervento per il completamento del restauro (11 maggio).
Il 7 giugno 1994: la prof. Cavallini riceveva comunicazione dal Presidente della Repubblica e dal Dott. Sisinni dello stanziamento di ulteriori fondi per il restauro della Cappella.
I lavori, tuttavia, rimasero sospesi in quell’anno e in parte di quello seguente.
Successivamente si effettuava il salvataggio del soffitto ligneo mediante la costruzione di un sovrastante solaio in cemento armato, al quale venne agganciata la struttura originaria. Si iniziava il fissaggio e la doratura degli stucchi, che non era condotta al termine, forse per esaurimento della disponibilità finanziaria.
1966: La Direzione del Pio Istituto della SS. Annunziata, conscia dell’importanza della Cappella, chiedeva nuove sovvenzioni al Ministero per i Beni Culturali (11.dic.96).
Frattanto, il C.N.S.C. aveva richiamato alla necessità di una sua presenza per dar vita alla Cappella, e ottiene l’uso della Sala Rossini nel pomeriggio del lunedì, e la possibilità di aprire la Cappella per riunioni di preghiera. Al C.N.S.C. veniva consegnato un duplicato delle chiavi.
1997: Il C.N.S.C. tiene le conferenze dei “Lunedì Cateriniani” nella Sala Rossini, e incontri di meditazione e preghiera nella Cappella del Transito. Chiede al Comune di Roma l’apposizione di una targa che segnali l’esistenza della Cappella. Ottiene la rimozione del bar.
l’Istituto della SS. Annunziata comincia a pensare di poter concorrere al restauro dell’atrio antistante alla Cappella con le proprie disponibilità finanziarie.
1998: Nella primavera e nell’autunno di quest’anno e dei successivi, il C.N.S.C. continua a tenere le conferenze nella Sala Rossini e gli incontri di riflessione e preghiera nella Cappella.
1999: L’atrio della Cappella è ormai restaurato e il bar è stato spostato nell’atrio della Sala Rossini.
28 aprile: Inaugurazione della targa marmorea apposta dal Comune di Roma sulla parete esterna dell’edificio per segnalare la Cappella del Transito.
2000 marzo: Ripresa dei lavori all’interno della Cappella: restauro dei dipinti e degli stucchi ad opera della dott. Patrizia Polonio Balbo.
18 ottobre 2000: Inaugurazione della Cappella del Transito a cura del dott. Giuseppe Di Paola, commissario del Pio Istituto della SS. Annunziata, e della prof. Anna Maria Balducci, presidente del Centro Nazionale di Studi Cateriniani, alla presenza del sindaco di Roma, On. Francesco Rutelli, e di alti rappresentanti del mondo religioso, politico e storico-artistico.
Il C.N.S.C. ha in programma anche la pubblicazione di una monografia sulla Cappella del Transito di S. Caterina da Siena. Il vuoto di conoscenza è stato momentaneamente supplito con le notizie edite nel volumetto di G. Cavallini – D. Giunta, Luoghi Cateriniani di Roma, Roma 2000; II ediz. Roma 2004.
Bibliografia citata:
G. Baglione, Le vite de' pittori, scultori et architetti, 1642, ed. 1995, p. 121.
M. Bevilacqua, S. Caterina a Magnanapoli. Arte e storia di una comunità religiosa romana nell’età della Controriforma, Roma 1993, pp. 89-90.
A. Cartotti Oddasso, Ricordi romani di santa Caterina. La cella del transito, in «L’Urbe», XV (1052) 3, pp. 5-11.
G. Cavallini-D. Giunta, Luoghi Cateriniani di Roma, Roma 2000, pp. 30-33.
S. Ciofetta, Oratorio di Santa Caterina da Siena, in «Roma Sacra», ottobre-novembre, 1996, 8, pp. 17-18.
M. Escobar, Dimore romane dei santi, Milano, 1964.
M. Fagiolo, 1638: una decorazione inedita, in Studi sul Borromini, II, Roma, 1967, pp. 201-205.
A. Fiore, Una storia di degrado, in «Ecclesia»,ottobre/novembre, 1996, pp. 74-77.
V. M. Fontana, Relazione inedita della fondazione, origine e progressi del ven. Monastero di S. Caterina da Siena alla Torre delle Milizie, fatta dal Padre Rev.mo Fra Vincenzo Maria Fontana…1658, ed. a cura di A. Zucchi in «Rosario. Memorie domenicane», XVIII, 1911, pp. 481-492.
L. Marcucci, Francesco da Volterra, Roma, 1991, p. 136.
O. Pollak, Die Kunsttätigkeit unter Urban VIII, Wien, Augsburg, Köln, 1927, I, p. 182.
G. Vasi, Itinerario istruttivo di Roma antica e moderna, Roma 1794, tav. CLVI.
A. Zucchi, Roma domenicana: S. Caterina dei Neofiti, in «Memorie Domenicane» 1, 1937, pp. 9-11.
A. Zucchi, La dimora di S. Caterina da Siena in Roma; Il primo collegio di Terziarie domenicane in Roma, in Roma domenicana, Firenze, 1938, I, pp. 16-36.
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