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Cenno storico

Luigia Tincani

* Nel corso del 2008 il Centro Nazionale di Studi Cateriniani cambia la sua denominazione originaria, e diventa Centro Internazionale di Studi Cateriniani.

Animatrice e organizzatrice del Centro Nazionale di Studi Cateriniani è stata la prof. Luigia Tincani (1889-1976), fondatrice dell’Unione S. Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola, nota per la sua passione cateriniana e per l’attività svolta per lo studio e la diffusione del pensiero e dell’opera di Caterina da Siena sua “madre e maestra”.
Il Centro Studi ha una preistoria. Fu fondato nel 1940 dal colonnello Mario Felice Bianchi (1885-1966), pubblicista, che nel 1918 scoprì s. Caterina da Siena, quando, venuto alla luce il 1° volume delle Lettere di S. Caterina da Siena a cura del Padre Ludovico Ferretti O.P., gliene era stata richiesta la recensione. Impressionato dalla efficacia della parola e dall’attualità del messaggio cateriniano, egli se ne fece divulgatore mediante conferenze, per le quali seppe trovare valenti collaboratori.
Il Bianchi fu con il Senatore Giovanni Carrara tra i fondatori della Corporazione dei Caterinati, costituita il 5 giugno 1926 nella sala Pio VI del convento di S. Maria sopra Minerva, e fu animatore di molte iniziative cateriniane. Grazie anche al suo interessamento, Caterina fu proclamata Patrona d’Italia insieme a s. Francesco d’Assisi nel 1939.
Il Centro Studi ebbe sede a Roma presso l’Ordinariato Militare alla Salita del Grillo, ed ebbe il merito di sensibilizzare gli Italiani all’amore per s. Caterina. Curò raccolte parziali di Lettere della Senese, per categorie di destinatari; promosse conferenze in varie città d’Italia. Il sopravvenire della seconda guerra mondiale paralizzò ogni attività e iniziativa del C.N.S.C.
Luigia Tincani con S.S. Paolo VI

Luigia Tincani fu interpellata dal Comm. Bianchi sulla disponibilità ad assumere la responsabilità del Centro Nazionale di Studi Cateriniani.
Il Bianchi conosceva l’interesse e la competenza cateriniana della Tincani: aveva lavorato con lei, che era socio fondatore e consigliera della Corporazione dei Caterinati, membro del Comitato esecutivo della Comunità Cateriniana di Roma su designazione del Governatore della Corporazione, avv. Carrara. Oltre a svolgere i compiti a lei assegnati come consigliera, la Tincani teneva conferenze ai Caterinati di Roma e aveva dato inizio nel 1933 a una piccola attività editoriale, sotto il nome di Edizioni Cateriniane. Nel marzo 1947, in concomitanza con il centenario della nascita di s. Caterina da Siena e di un risveglio di interesse per la Santa, Luigia Tincani aveva intensificato l’attività delle Edizioni Cateriniane – sospesa durante la seconda guerra mondiale – con la pubblicazione delle collane: Quaderni Cateriniani e Corona Aurea.
Nel novembre 1960 la Tincani si era occupata dell’edizione critica delle Lettere di s. Caterina, che era ferma al primo volume, pubblicato dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, nel 1940, a cura del Prof. Eugenio Dupré Theseider. Riuscì ad ottenere un finanziamento per la continuazione del lavoro, facendone domanda al Ministero della Pubblica Istruzione tramite i suoi amici e discepoli, il Sottosegretario On. Maria Badaloni e il prof. Attilio Frajese, Direttore Generale per le Accademie e Biblioteche.
Il 30 aprile 1962, sugli spalti di Castel S. Angelo, ci fu l’inaugurazione del Monumento a s. Caterina, di cui Luigia Tincani si era fatta promotrice in stretta collaborazione con la Famiglia Domenicana, affidando l’opera allo scultore Francesco Messina. La splendida statua rende visibile il fuoco del desiderio che sospinge Caterina verso S. Pietro, mentre i bassorilievi sottolineano alcuni aspetti storici della sua missione. È quindi logico che il Bianchi desiderasse affidare il suo Centro Studi alla prof. Tincani e all’Unione da lei fondata.
Il 28 marzo 1963 la Tincani riceveva pertanto l’offerta ufficiale del senatore Carrara per la direzione e la gestione del Centro Nazionale di Studi Cateriniani con l’incarico di Presidente. Vice presidente fu nominata la studiosa di s. Caterina Giuliana Cavallini, Missionaria della Scuola.
La prima attività del C.N.S.C. è stata la pubblicazione dei Quaderni Cateriniani. Nell’aprile del 1963 vennero pubblicati: S. Caterina da Siena per la Chiesa e per il Papa di Luigia Tincani, con la prefazione del P. Luigi Ciappi O.P.; Caterina, Mamma dolcissima di Anna Maria Bagnara; Cose visibili e invisibili di Giuliana Cavallini; La via delle dolci pene di Nerina Brancondi. Il Prof. Giorgio Petrocchi, direttore del Magistero “Maria SS. Assunta” di Roma, presentò le quattro pubblicazioni alla TV, nella rubrica domenicale “Notizie dal mondo cattolico”.
La Tincani pensò ad una ristampa de Il Dialogo di S. Caterina da Siena, che Giuliana Cavallini in quegli anni aveva studiato individuandone la struttura originaria.

Luigia Tincani con S.S. Paolo VI

Il Centro Studi portò avanti l’impegno della ricerca scientifica nei due settori filologico e iconografico. Cessarono, invece, le Edizioni Cateriniane, quando le nuove leggi sull’editoria avrebbero obbligato ad assumere la forma di vera e propria attività commerciale che esulava dal motivo per cui le Edizioni erano nate.
Appoggiarono l’attività del C.N.S.C. in particolare i domenicani P. Luigi Ciappi, P. Antonio Silli, fondatore dell’Istituto d’Arte “Beato Angelico” presso il convento di Santa Maria sopra Minerva, P. Tarsicio Picari, P. Isnardo Grossi, storico dell’Ordine, la baronessa Adriana Cartotti Oddasso, studiosa di s. Caterina, i professori Giorgio Petrocchi e Umberto Marvardi. Si preparò lo Statuto (1978), richiesto dal Ministero della Pubblica Istruzione. Furono istituiti i Soci Ordinari. La tessera n. 1 fu data al Card. Ferdinando Cento, che si volle iscrivere come socio vitalizio, la n. 2 alla vedova del Comm. Bianchi, Vittoria Cervini, la n. 3 alla baronessa Adriana Cartotti Oddasso.

Il Centro Internazionale di Studi Cateriniani partecipa ai suoi Soci, agli Amici e a quanti visitano il suo SITO la gioia grande per il pronunciamento di S.S. Benedetto XVI sulle virtù eroiche della Serva di Dio Luigia (Gina) Tincani, di Colei che è stata la seconda Fondatrice del Centro Studi. Si deve alla Tincani, anche per la scelta della collaborazione della prof. Giuliana Cavallini, quello che è oggi il Centro Studi.

Il 27 giugno 2011 il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il Decreto riguardante le virtù eroiche della Serva di Dio Luigia (Gina) Tincani (1889 -1976), Fondatrice dell'Unione Santa Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola. Da questo momento a Luigia Tincani è attribuito il titolo di Venerabile.

Tale titolo viene attribuito ai servi e alle serve di Dio dopo che la Congregazione delle Cause dei Santi  ha riconosciuto, e il Papa ha proclamato, l’eroicità delle loro virtù. La serva di Dio «venerabile» – della quale si sta svolgendo la causa di beatificazione – non può essere oggetto del culto pubblico. Potrà procedere verso la beatificazione e la successiva santificazione dopo il riconoscimento e l'ufficializzazione da parte della Congregazione delle Cause dei Santi di almeno un miracolo  realizzato grazie alla sua intercessione.

La Chiesa, dopo aver studiato a lungo la vita di Luigia Tincani e aver ascoltato testimoni e teologi competenti, decreta che la Serva di Dio si è distinta nella sua lunga vita per l’eroicità delle virtù e le conferisce il titolo di Venerabile.

Gli elementi fondamentali che fanno definire eroica la virtù sono l'osservanza fedele dei comandamenti e l'adempimento dei consigli evangelici anche in circostanze avverse; l'ammirazione da parte degli altri uomini. La virtù eroica richiede naturalezza, prontezza e gioia, costanza e frequenza, nella dimenticanza generosa e coraggiosa di sé e nella fortezza nell’affrontare le difficoltà, sotto l’influenza dello Spirito Santo che con i suoi doni potenzia le virtù.

Nel suo Commentario all'Etica Nicomachea, san Tommaso d'Aquino considera la virtù eroica come la straordinaria perfezione della parte ragionevole dell'anima. 

La Venerabile Luigia Tincani è figlia spirituale di Santa Caterina da Siena e conosciamo bene l’amore grande per la sua Santa: l’ammirava, ne studiava la dottrina, la faceva conoscere a tutti, a cominciare dalle compagne della sua giovinezza che, uscendo  con lei dall’Università La Sapienza, con lei pregavano nella basilica di Santa Maria sopra Minerva davanti alla tomba della Santa.

Diamo un  rapido sguardo ad alcune delle virtù di Luigia Tincani che Caterina le insegnò a praticare giorno per giorno, in modo eroico.

Come Caterina, Madre Tincani considerava l'orazione madre della virtù e poté progredire nella virtù mediante la fedeltà assoluta all’orazione, esperienza misteriosa di Dio in sé e di sé in Dio1.

Madre Tincani vedeva la sorgente della fortezza soprannaturale nell'unione con Dio  e asserisce con Santa Caterina: “L'anima è veramente forte perché volontariamente s'è unita in Dio, ch'è somma ed eterna fortezza”2.

Luigia Tincani praticò la virtù della Fede – la scriveva sempre con la lettera maiuscola - al livello spirituale della sua santa madre e maestra Caterina che scrive: “Nel lume della fede acquisto la sapienza, nella sapienza del Verbo tuo Figlio; nel lume della fede sono forte, costante e perseverante; nel lume della fede spero”3.

Nell’ora della morte di Madre Tincani risplende la sua speranza “affidabile”4, quella che le faceva tenere lo sguardo fisso in Dio solo, e la faceva riposare fiduciosamente in Lui. Dice Caterina della morte dei giusti: “Quanto è bella la loro anima quando giungono in punto di morte! E così è della speranza, con la quale sono vissuti, affidandosi alla mia provvidenza, avendo perduta per sempre la speranza in se stessi, cioè nel proprio sapere: ma proprio per non aver sperato in se stessi, non hanno riposto amore disordinato in alcuna cosa creata: per tutto questo essi accrescono la loro speranza in me”5.

Luigia Tincani, visse la carità verso Dio e verso i fratelli in modo eroico, attuò nel quotidiano  quanto il Signore dettava a Caterina nel Dialogo: “Io ho disposto che nessuno, nella vita beata, gusti il suo bene personale senza parteciparlo anche agli altri. Oh quanto fraterna è questa carità, e quanto ha potere di unire a me, e l'uno all'altro, perché da me la ricevono e la riconoscono con quel timore santo e di dovuta riverenza per cui, vedendosi l'un l'altro, s’affogano in me, e in me vedono e conoscono la dignità a cui li ho innalzati. Godendo ciascuno il bene dell'altro in questa gioia della carità, tutti esultano in me con giubilo ed allegrezza senza tristezza alcuna, dolcezza priva d'ogni amarezza, poiché in vita e in punto di morte mi gustarono per affetto d'amore nella carità del prossimo”6. La sua fu la carità della verità, la carità intellettuale.

Luigia Tincani visse la giustizia sulle orme di Santa Caterina, giustizia nei confronti di Dio e dei fratelli. Con Caterina non si stancava di ripetere: “io nulla, Dio tutto”; con Caterina condivideva il rimprovero ai superiori che, per amore di sé, “commettono ingiustizia verso i sudditi loro, e non correggono i vizi; anzi, per il disordinato timore di non piacere alle creature, le lasciano dormire e giacere nelle loro infermità”7; e ben sapeva d'altra parte che “la giustizia dà pace e lume alle menti delle creature, permette loro di vivere nel santo timore e consente l'unione dei cuori”8.

Madre Tincani si distinse nel praticare la prudenza soprattutto negli atti di governo, rifacendosi a S. Caterina. Scriveva che frutto della prudenza è la perfetta integrazione della realtà intima con l'agire esteriore, è saper discernere giudiziosamente il bene dal male9, tanto nel dirigere se stessi quanto nel dirigere gli altri. Afferma con S. Caterina: “L'anima deve saper ‘sedere a scranna’, cioè deve saper fare da giudice nel proprio mondo interiore, con la vigilanza della ragione e volontà”10.

Sulle orme di Santa Caterina, Luigia Tincani fece della fortezza un atto di amore, spesso manifestamente eroico: affrontò con magnanimità e con gioia le prove, le fatiche i rischi della fondazione, del governo, dell’apostolato; soprattutto le sofferenze dell’ultima malattia. Con S. Caterina, rivelava segreto della sua pazienza nelle sofferenze: un atteggiamento pieno di semplicità, la dimenticanza di sé: “La fadiga ce la facciamo grossa noi, col nostro modo di vedere le difficoltà e le pene. Se si riuscisse a immergere in una santa letizia del cuore ogni pena che Dio ci manda, quanta pace regnerebbe nell'anima!!”11.

Vivendo di una profonda, quotidiana umiltà, Madre Tincani attuò l'insegnamento della sua Maestra, nell’obbedienza più coraggiosa alla Chiesa, ai Superiori, alle circostanze che le esprimevano la volontà di Dio: “Tanto quanto sarete umili sarete obbedienti: ché dalla obbedienza nasce la vena dell'umiltà, e dall'umiltà l'obbedienza; le quali escono dal condotto dell'ardentissima carità”12.

La nobiltà e la bellezza interiore di Luigia Tincani scaturisce dall’armonia di tutte le virtù: aveva imparato da Caterina da Siena che tutte le virtù sono legate insieme. “Io le dono in molti modi, affinché ciascuna venga ad essere come principio di tutte le altre: quindi a uno darò la carità, ad un altro la giustizia, ad altri l'umiltà, ad altri ancora la fede viva, ad altri la prudenza, la temperanza, la pazienza, e ad altri ancora la fortezza. Queste e molte altre distribuirò in vario modo nell’animo di molte creature:così, ad esempio, una virtù può costituire l’oggetto principale dell’attenzione spirituale di un’anima, in modo da predisporre l’anima medesima più verso questa che verso le altre virtù. Ma proprio per l’amore di questa virtù tutte le altre saranno tratte al suo seguito, poiché, come è detto, esse sono tutte legate insieme dal vincolo amoroso della carità”13.

La Venerabile Luigia Tincani, che ha fatto rivivere nel nostro mondo di oggi la grande figura di Caterina, tutta fede, speranza e carità, ci accompagna a vivere eroicamente le virtù che oggi sono necessarie per arrivare ad essere santi.

1. Cfr. Orazione della liturgia della festa di S. Caterina da Siena, Messale O.P.

2. L. Tincani, Pedagogia cateriniana, 29 apr. 1929. Caterina da Siena, Lett. 245.

3. S. Caterina, Dialogo, 176.

4. Benedetto XVI, Spe salvi, 1.

5. S. Caterina da Siena, Dialogo, 131.

6. S. Caterina da Siena, Dialogo, 148.

7. S. Caterina da Siena, Dialogo,122.

8. S. Caterina da Siena, Dialogo, 119.

9. L. Tincani, 22 dic. 1969, 16 giu. 1934.

10. L. Tincani, Discorso, in ACG, 1961, pp. 35.

11. L. Tincani, 6 settembre 1965

12. S. Caterina da Siena, Lettera 36.

13. S. Caterina da Siena, Dialogo 7.

 

 

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