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Atti del Congresso Internazionale di Studi Cateriniani, Siena-Roma 24-29 aprile 1980, Roma, 1981, pp. 778.
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Gli Atti raccolgono gli apporti degli studiosi di s. Caterina convenuti da molte parti del mondo in occasione del Congresso celebrato dall’Ordine di s. Domenico per il VI Centenario della morte di s. Caterina. Gli argomenti trattati sono distribuiti in tre sezioni: la prima sezione comprende studi sull’ambiente e le fonti cateriniane; la seconda, riservata alla dottrina, comprende numerose comunicazioni; la terza intitolata «Dopo la morte sei secoli di vita», e dedicata all’influsso esercitato da Santa Caterina attraverso i secoli. |
La Roma di Santa Caterina da Siena a cura di Maria Grazia Bianco, Roma, Ed. Studium, 2001, (Quaderni della LUMSA; 18), pp. 418.
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Si tratta degli Atti del Convegno «La Roma di santa Caterina da Siena» che si è svolto in Roma dal 5 al 9 settembre 2000 nell’ambito del «Giubileo dei docenti universitari», per iniziativa della Facoltà di Lettere e Filosofia della LUMSA e del CNSC. Il tema, per se stesso ricco di interesse, esamina varie realtà di quella Roma dove Caterina, in ossequio all’invito di Urbano VI, metteva piede il 28 novembre 1378, e dove avrebbe consumato i suoi ultimi mesi di vita nell’impegno ardente per la pace nell’unione. Il Convegno si è dunque proposto di indagare e approfondire la situazione storico-politica della Roma di Caterina, il clima spirituale, insieme con le risonanze, nell’animo della Santa, delle antiche memorie cristiane nonché il costante impegno per l’unità e la pace e la singolare capacità di comunicazione della Senese.
Gli Atti di questo convegno hanno contribuito in modo significativo ad intendere ed apprezzare l’azione di Caterina nella sua Roma.
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BALDUCCI ANNA MARIA, S. Caterina da Siena. Massime di reggimento civile. A cura di Anna Maria Balducci. Con prefazione di Vittorio Emanuele Orlando, Roma, Ed. Cateriniane, (tip. dell’Università), 1947 pp. 164.
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Dallo studio delle Lettere indirizzate da Caterina agli uomini di governo del suo tempo, la Balducci deduce la concezione che la Santa ebbe della società, della funzione dell’uomo di governo e della sua personalità morale, della giustizia, dell’amor di Patria e della morale internazionale. Alla disamina la studiosa fa seguire una raccolta di Lettere e il riassunto di alcune di esse.
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PAJARDI PIERO, Caterina la Santa della politica. Ricerche e riflessioni sul pensiero etico, giuridico, sociale e politico di Santa Caterina. Milano, Martello, 1993, pp. 307.
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Il lavoro del Pajardi è diviso in due parti. Nella prima l’autore studia la figura di Caterina sotto vari aspetti, dedicando un intero capitolo a ciascuno di essi; egli vuole così ottenere un ritratto ideologico e spirituale della Santa. Nella seconda parte, che comprende gli scritti di Caterina, l’autore dice di avere fatto “scelte arbitrarie”, per evitare la miscellanea che disperde il lettore “non addetto ai lavori”. Asserisce inoltre di aver seguito il criterio dei contenuti, suddividendo ogni tema in gruppi di sottotemi, in funzione della specificità dell’esortazione, dell’insegnamento, o altro. Ogni tema comprende un gruppo di brani delle Lettere o del Dialogo seguito da un adeguato commento.
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GIUNTA DIEGA, L’iconografia cateriniana nel secolo XX, in Atti del Congresso Internazionale di Studi Cateriniani, Siena-Roma 24-29 aprile 1980, Roma, 1981, pp. 596-619, 50 ill.
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Una premessa dell’autrice espone rapidamente l’iter dell’iconografia cateriniana dalle origini a opera del Caffarini, delineando il processo formativo dell’immagine della Santa attraverso i secoli. Esamina poi l’immagine, mettendo in evidenza il travaglio degli artisti per esprimere adeguatamente il mondo interiore di Caterina. Tratta quindi le tematiche fondamentali dell’iconografia ed esamina alcuni soggetti, come Lo sposalizio mistico, Il dono del mantello al povero, e altri. L’autrice fa così una panoramica completa delle moderne rappresentazioni di una Santa del Trecento tuttavia moderna. |
G. CAVALLINI, La verità nell’ascesi cateriniana; SR. MARIA DEGLI ANGELI GAMBIRASIO O.P., La via della verità come irradiazione apostolica, pro manuscripto, Roma, Santa Sabina, 1975, pp. 40.
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L’A. prende spunto dal significato polivalente della parola “ascesi” in greco, per esaminarne l’eco nell’opera di Santa Caterina. Nonostante l’assenza della parola negli scritti cateriniani, si può dire secondo l’A., che tutto l’itinerario spirituale cateriniano è caratterizzato dalla tendenza all’ascendere. Per convalidare questa tesi l’A. esamina brevemente gli scritti della Senese e ne individua una loro linea conduttrice, che vede la verità quale fulcro dell’ascesi cateriniana.
L’A nota la mancanza della parola “apostolato” negli scritti cateriniani mettendo in rilievo, però, la presenza del concetto in tutte le sue sfaccettature: apostolato come ricerca e contemplazione della Verità, come amore verso il prossimo e verso Dio, come agire in conseguenza della dinamica interna della Verità che tende a irradiare intorno a sé. Il ricco significato della verità come irradiazione apostolica viene illustrato attraverso la disamina di alcuni brani scelti dagli scritti di S. Caterina. |
L. BIANCHI, Il carattere dottrinale della santità di Caterina da Siena nella iconografia del primo Quattrocento, in Congresso Internazionale di Studi Cateriniani, atti, Siena-Roma, 24-29 aprile 1980, pp. 563-595.
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Il contributo dell’A. fornisce brevi cenni sul dottorato nei secoli e sui santi cui fu conferito il titolo di dottore. Il papa Paulo VI ha insignito per la prima volta del titolo due donne: S. Caterina da Siena e s. Teresa d’Avila. La proclamazione ripropone l’attualità della dottrina della Patrona d’Italia; c’è tuttavia, osserva l’A., una tradizione costante che rivela l’interesse dei laici per la dottrina cateriniana e che ricollega gli odierni caterinati a quelli del Trecento. Lo testimonia anche un dato iconografico: il libro o il rotulo, attributo iconografico dei dottori della Chiesa. Pur non essendo esclusivo dei dottori, il libro significa la dottrina, tuttavia non esclude altri attributi personali. Alla luce di queste notizie, è evidente il valore intenzionale attribuito ai simboli dell’iconografia cateriniana, specialmente della primitiva. La presenza del libro, costante e immancabile attributo di Caterina, è perciò quanto mai eloquente. Anche l’Angelico la rappresenta sempre con il libro. Il libro può riferirsi al Dialogo, ma senza dubbio può indicare la dottrina in assoluto.
Per esprimere tutti gli aspetti della personalità della Santa gli artisti usano più simboli. Tipica dell’arte toscana e senese la rappresentazione di Caterina con il libro e il giglio. (Vanni, Giovanni di Paolo, Sano di Pietro, ecc.). Dall’iconografia senese si distingue l’iconografia che presenta con il libro e il giglio anche il Crocifisso che secondo l’A. forse ha i suoi prototipi nella scuola veneta anche in rapporto all’attività del Caffarini. Il tema venne ripreso nella stampa xilografica che orna la prima carta dell’edizione principe delle Lettere (Bologna, Fontanesi, 1492). Il prototipo della Santa che detta in estasi è da ricercarsi nei manoscritti dove l’Eterno Padre in atto di parlare interpreta figurativamente lo stato eccezionale in cui viene composto il trattato. A queste altezze di scienza infusa corrisponde la variante iconografica di Caterina madre e maestra in cattedra che alla presenza di quattro Santi domenicani porge ai discepoli il Libro e le Lettere. In altre composizioni c’è anche una laida figura di demonio, appena visibile perché schiacciata dal piede di Caterina. L’A. conclude mettendo in evidenza come tutte le stampe e dipinti dimostrino il concetto di ruolo primario della Santa quale iniziatrice della riforma interna della Chiesa. |
G. CAVALLINI, XXV Anniversario del riconoscimento a s. Caterina da Siena del titolo di dottore della Chiesa universale: discorso commemorativo, Roma, Campidoglio, 2 ottobre 1995, pp. 18.
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Si tratta del discorso commemorativo, pronunciato in Campidoglio, il 2 ottobre 1995, in occasione del 25° anniversario del dottorato di s. Caterina. Prendendo lo spunto dall’annuncio dato da Paolo VI, del suo desiderio di poter riconoscere a s. Caterina da Siena e a s. Teresa d’Avila diritto al titolo di Dottore della Chiesa, la Cavallini espone le motivazioni di tale riconoscimento, mai sino ad allora attribuito a donne. Espone quindi i titoli di s. Caterina a quell’alto e raro riconoscimento: i suoi scritti sempre meglio conosciuti e apprezzati col passare del tempo. Sorge qui la domanda: l’attribuzione del titolo di Dottore della Chiesa, quale interesse può avere per noi, oggi? La risposta è data dalla tematica dominante negli scritti cateriniani: l’uomo nella sua dignità di creatura intelligente e libera, l’uomo nel suo rapporto di amore con Dio e con la società ad ogni livello. Questo appare all’A. come lo specifico della dottrina cateriniana, che ne attesta la perenne attualità: Caterina è “Doctrix humanitatis”. |
AA.VV., Caterina, l’uomo, la società, Quaderni del C.N.S.C. 1, Roma, Centro Nazionale di Studi Cateriniani, 1986, 2 tavv. f. t., pp. 139.
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L’argomento centrale è l’uomo e la società nell’ottica cateriniana. Intorno ad esso vengono trattati temi consueti e aspetti insoliti della mentalità e della vita del secolo XIV. I contributi spaziano da riflessioni sull’umanesimo cateriniano, sulla libertà e la famiglia nella prospettiva cateriniani, sulle attività caritative della Senese, all’analisi di vari aspetti della società senese del Trecento per concludersi con approfondimenti circa la dimensione orante della vita cristiana e la prima processione in Siena della reliquia della Testa di s. Caterina. |
A. NEGRI, S. Caterina da Siena, Quaderni Cateriniani I, Roma, Edizioni Cateriniane,1948, pp. 59.
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Questa monografia inizia nobilmente la Collana dei Quaderni Cateriniani, che le Edizioni Cateriniani hanno ideato per portare più vicino alla mente e al cuore della gente di tutti i tempi la voce e il messaggio della Santa Patrona d’Italia. Le pagine di Ada Negri sono la testimonianza del ritrovamento di Dio attraverso la lettura delle opere di S. Caterina e vengono offerte in lettura non solo per la gloria della Senese e alla memoria della scrittrice stessa, ma perché ogni donna impari a quale candore di luce potrebbe giungere se acconsentisse il fuoco di Dio. |
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